Don Aldo Buonaiuto spiega il suo botta e risposta con Salvini
By redazione On 16 set, 2018 At 11:11 AM | Categorized As CRONACA, inchieste | With 0 Comments
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In queste ultime settimane è più volte emersa nei media la conoscenza tra il Ministro Salvini e don Aldo Buonaiuto sacerdote della Comunità Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi.

I fatti della ormai famosa nave Diciotti e dei suoi migranti a bordo, infatti, trovava una provvidenziale soluzione proprio grazie a questa relazione tra il sacerdote e il ministro. Come ha dichiarato don Aldo in un’intervista alla Stampa, il sabato 26 agosto veniva cercato dal ministro per capire e chiedere se ci fosse la possibilità per la Chiesa Italiana di accogliere i migranti in attesa di scendere dalla nave della Guardia Costiera per essere ospitati. Il ringraziamento pubblico di Papa Francesco verso “padre Aldo, il bravo padre Aldo quello della comunità di don Benzi che tutti conoscete e che soccorre le vittime della prostituzione”, svelava inaspettatamente al mondo come erano andate le cose sull’adesione della Chiesa.

Più volte il ministro Salvini, senza fare esplicitamente il nome, aveva esternato che un prete di strada gli aveva fatto cambiare idea in merito ad alcune questioni e in riferimento al Rosario che porta sempre con se sottolineando di tenerlo con cura proprio perché è stato realizzato da una vittima della Tratta. Lo scorso 12 settembre in un’intervista rilasciata a RadioDue, in risposta a una domanda, il vicepremier è tornato sul tema delle case di tolleranza, chiuse nel 1958 per effetto della Legge Merlin, argomento che non aveva più affrontato e che era anche stato tolto nel programma della campagna elettorale.

Don Aldo, prima di riportare le vostre dichiarazioni in merito al tema della prostituzione le chiedo se il vostro rapporto si è incrinato con questo botta e risposta?
“Assolutamente no. Il ministro Salvini esprime legittimamente il suo pensiero politico e di certo non teme di confrontarsi con opinioni diverse. Anzi, da come lo conosco ho potuto constatare che sa mettersi in discussione e su questo tema specifico è anche disponibile a volerlo comprendere meglio”.

Il settimanale ‘Venerdì’ di Repubblica ha parlato della vostra amicizia eppure nel suo virgolettato non sembrava così chiara la risposta. Ci può dire qualcosa a proposito?
“Intanto leggendo quell’intervista si noterà che la mia risposta virgolettata è diversa dalle didascalie che riportano frasi da me non dette. Dispiace. Poi, nel caso specifico, si, è vero che ci conosciamo, c’è reciproco rispetto, stima e dialogo sincero. Inoltre a me piace incontrare la persona ancor prima dei suoi ruoli e forse per questo motivo vado d’accordo anche con personalità che possono avere idee diverse e distanti”.

Lei ha parlato di “amarezza” nel suo articolo sul Corriere della Sera: pensa di essere stato compreso nel suo intendimento o frainteso?
“Ma Salvini conosce bene l’attività della comunità Giovanni XXIII a cui appartengo e anche il mio impegno a favore delle vittime di tratta e prostituzione e sono sicuro che non solo non ha frainteso ma se ha letto il mio articolo avrà apprezzato anche la mia coerenza e passione. Niente di personale. Gli ho risposto pubblicamente solo per aiutarlo a riflettere su un tema drammatico e complesso per un confronto pacato ma sincero. Da parte mia c’è solo il desiderio di dare voce alle migliaia di vittime della prostituzione coatta e sono certo che il messaggio sia arrivato senza confondere il piano dei rapporti interpersonali anche aldilà delle diversità di vedute”.

C’è qualcosa che vuole aggiungere, e che vorrebbe dire al ministro attraverso In Terris?
“Oggi voglio solo esprimergli la mia solidarietà per quello scellerato e spregevole attacco verso il figlio. Penso sia inaccettabile odiare un politico fino a coinvolgere la vita privata e, ancor più grave, i figli, i minori. E’ una vergogna e per questo motivo gli esprimo la mia vicinanza e preghiera. Inoltre spero che presto si possano realizzare i corridoi umanitari per salvare bambini e donne segregati in Libia. Per questo prego ogni giorno che ci si possa attivare. Anzi spero tanto che Matteo faccia qualcosa anche per loro”.

Salvini su RadioDue
E allora per ricordare il fatto specifico dell’esternazione di Salvini che ha portato don Aldo a rispondere riportiamo l’accaduto.

Alla domanda a RadioDue del giornalista se sulle case chiuse la pensasse sempre ugualmente, il ministro ha risposto:

“C’è un progetto di legge della Lega da una vita sempre presentato in Parlamento mai discusso. Abbiamo anche raccolto centinaia di migliaia di firme per provare a fare referendum e dare la parola agli italiani visto che il parlamento non se ne occupava. Adesso io mi giro e mi batto, tra antidroga, antimafia, antimmigrazione, antiracket. Ritengo che riconoscere quello che è un mestiere, se scelto liberamente è un mestiere, non sta a me dare giudizi morali. Pulirlo, controllarlo, legalizzarlo e tassarlo togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento sarebbe opera di civiltà. Ovviamente sfruttamento e violenza sono altro paio di maniche. Sicuramente ultima cosa da fare è tollerare quello che succede, senza fare nulla”.

Don Buonaiuto sul Corriere della Sera
Alle dichiarazioni del ministro don Buoniuto che da oltre venti anni soccorre giovanissime donne vittime del racket criminale dello sfruttamento della prostituzione, in un articolo pubblicato sul ‘Corriere della Sera ha tenuto a rispondere alle parole del ministro:

“Durante un’intervista rilasciata a RadioDue, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato a parlare della necessità di riaprire le ‘case chiuse’ legalizzando la prostituzione, come prevede un vecchio progetto di legge della Lega. Il titolare del Viminale l’ha definita una ‘opera di civiltà’. Parole che mi amareggiano, considerando il ravvedimento sul tema dimostrato dal segretario del Carroccio nell’ultima fase della campagna elettorale in vista del 4 marzo. A tal proposito basta ricordare quel comizio di Milano nel corso del quale esibì orgogliosamente una corona del rosario realizzata proprio da una vittima della tratta. A coloro che lottano ogni giorno rischiando la vita sulle strade dello sfruttamento, quel gesto poteva sembrare il segno di una presa di coscienza su un fenomeno tanto odioso. Si tratta di una piaga che coinvolge oltre centoventimila donne trafficate sui nostri marciapiedi e un numero inquantificabile all’interno dei locali.

Abbiamo già assistito – ha proseguito -, durante il governo di un altro Matteo, all’inserimento da parte dell’Istat di droga e prostituzione tra le voci del Pil. Ora si torna all’idea di uno Stato che prenda il posto degli sfruttatori anziché mettersi dalla parte di chi si batte per liberare le donne schiavizzate. Questa, caro ministro, non è civiltà! Può un Paese civile diventare il grande ‘magnaccia’ delle nostre figlie? Come possono un papà e una mamma auspicare che una figlia venga esposta in vetrina alla mercé delle perversioni altrui? La nostra classe politica è in grado di dividersi su qualsiasi argomento ma riesce a trovare inquietanti sinergie sul mercato del sesso.

Mi chiedo: esistono ancora donne disposte ad indignarsi dando voce a chi non può gridare aiuto perché si trova nella morsa del racket? E quando sentiremo gli onorevoli maschi tuonare contro quei cosiddetti clienti primi responsabili di questo abominio? Vorrei che ci fosse maggior coraggio nel comprendere questa piaga e nell’unirsi per combattere i racket andando a colpire prima di tutto la domanda. Nei Paesi nordici, come pure in Francia, questo indirizzo legislativo ha portato a ottimi risultati; viceversa, Olanda e Germania hanno dovuto riconoscere un peggioramento del fenomeno da quando hanno iniziato a regolamentarlo istituendo. A chi si dice portatore dei valori cristiani ricordo che la prostituzione è sempre abusante. Per far seguire alle parole i fatti interpretando davvero le istanze dei più deboli, caro ministro, la invito a recepire la nostra proposta www.questoeilmiocorpo.org realizzando ciò che i suoi avversari non sono riusciti a fare. Don Oreste Benzi, fondatore della comunità Giovanni XXIII a cui appartengo, ripeteva incessantemente che ‘nessuna donna nasce prostituta ma c’è sempre qualcuno che ce la fa diventare’… A volte è il crimine, altre i governi”.

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