Aggressioni a medici e infermieri: 3 casi a Massa-Carrara
By redazione On 3 lug, 2018 At 06:32 PM | Categorized As CRONACA, SANITA' | With 0 Comments
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A fine 2017 l’Azienda Usl Toscana nord ovest sanitaria ha costituito un gruppo di lavoro aziendale per l’analisi e la prevenzione del rischio di aggressioni

a danno degli operatori sanitari, coordinato dal direttore del servizio Prevenzione e Protezione, Emilio Giovannini, ed a cui partecipano sia rappresentanti delle professioni che delle funzioni tecniche di staff.

Sul territorio dell’Azienda sanitaria nel corso del 2017 in totale sono stati 26 gli episodi segnalati dagli operatori sanitari ed approfonditi con analisi finalizzate a definire azioni di miglioramento. Si tratta di una casistica numericamente limitata e gestita in modo diverso a seconda dell’ambito territoriale: come audit, come evento sentinella o come revisione di mortalità e morbilità (M&M, iniziativa più circoscritta dell’audit, in cui il personale si confronta sugli aspetti clinici e gestionali dei casi in esami).

A livello di ambito territoriale sono stati registrati ed approfonditi 4 casi a Lucca, 10 in Versilia, 3 a Massa-Carrara, 7 a Livorno e 2 a Pisa. A livello regionale, gli eventi sentinella (quindi quelli in teoria più rilevanti) – registrati nel flusso del Ministero della Salute – sono stati 46 dal 2010, di cui 3 nel 2018, 5 nel 2017, 7 nel 2016, 8 nel 2015.

“Il gruppo di lavoro, che si è riunito anche alla fine del mese di giugno, – spiega il dottor Giovannini – è impegnato ad armonizzare in ambito aziendale le modalità di segnalazione dell’evento, di gestione della segnalazione offrendo ai dipendenti supporto post evento, fino a definire criteri uniformi per la valutazione del rischio presso le strutture ASL. Questo per favorire sia la raccolta che l’analisi dei dati delle aggressioni in una logica sistemica, volta alla prevenzione del rischio per gli operatori ed alla salute dei pazienti. Stiamo quindi lavorando per la messa a punto di azioni preventive rivolte alla formazione del personale, all’organizzazione del lavoro ed agli interventi di tipo ambientale. In particolare, mediante l’analisi aggregata dei dati delle aggressioni, la conduzione di sopralluoghi e di interviste negli ambienti di lavoro più esposti come il pronto soccorso ed i servizi di salute mentale, la revisione della letteratura scientifica sulla materia, verrà aggiornato il documento aziendale di valutazione del rischio, previsto dal testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (legge 81/2008) con l’indicazione delle azioni di prevenzione e protezione da mettere in campo. Siamo convinti che, grazie a questo lavoro, sia possibile far emergere anche i casi che finora non venivano segnalati. Il fenomeno, infatti, è sicuramente sotto stimato rispetto alla realtà”.
“Le aggressioni a danno degli operatori sanitari – continua il direttore del servizio aziendale Prevenzione e Protezione – sono un problema di salute e sicurezza del lavoro molto sentito dagli operatori sanitari e che nell’ultimo periodo è stato spesso trattato anche dagli organi d’informazione.
Non è una questione solo italiana, visto che l’Unione Europea considera gli operatori sanitari tra i lavoratori più esposti al rischio di aggressione fisica e verbale da parte degli utenti nel settore dei servizi: uno studio pubblicato nel 2011 ha evidenziato che il 10% degli infermieri a livello europeo riferisce di subire almeno un aggressione fisica o verbale da parte di pazienti o familiari ogni settimana.
Nel nostro Paese, come si sottolinea in un recente sondaggio (survey) promosso tra i propri iscritti da un sindacato medico, il 66% degli intervistati riferisce di aver subito almeno un aggressione nella propria carriera, percentuale che sale all’80% per chi lavora in pronto soccorso”.

“Fin dall’avvio del Sistema di Monitoraggio degli Errori in Sanità nel 2009, divenuto un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) nel 2011 – aggiunge il direttore della struttura aziendale di Sicurezza del paziente Tommaso Bellandi – le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari sono considerate eventi sentinella, in quanto indicatori di possibili problemi nell’assistenza e nell’organizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitari.

In Toscana, il Centro Gestione Rischio Clinico le ha trattate sia come eventi sentinella che come eventi avversi e mancati incidenti, integrando la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nei formulari per l’analisi delle segnalazioni provenienti dagli operatori.
Sugli eventi significativi è prevista l’effettuazione di un’indagine interna (audit), mentre nei casi più gravi si attiva la direzione aziendale perché l’accaduto venga gestito come evento sentinella. Gli operatori hanno anche a disposizione il servizio interno di benessere organizzativo con psicologi specializzati.

Sia i casi oggetto di segnalazione spontanea, che quelli denunciati come infortunio professionale, vengono aggregati ed analizzati dal gruppo di lavoro aziendale, che può prevedere una o più azioni di miglioramento gestibili sia a livello locale che aziendale, con il supporto delle strutture di staff. Il Centro Grc raccoglie inoltre l’intera casistica e promuove eventuali campagne regionali per la sicurezza sulla base dell’analisi aggregata, anche in collaborazione con il Ministero della Salute, le Società Scientifiche, gli Ordini Professionali e le Organizzazioni Sindacali.
Malgrado i dati riportati dagli studi internazionali e nazionali, le aggressioni segnalate dagli operatori sanitari e gestite nell’ambito del sistema aziendale di gestione del rischio clinico (i settori più a rischio risultano essere, in generale, il Pronto Soccorso ed i servizi di Salute Mentale) sono in realtà numericamente molto limitate e l’azione del gruppo di lavoro sarà anche finalizzata a far emergere il più possibile il sommerso, quindi gli episodi che fino ad ora non venivano denunciati”.

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