Francesco Persiani, candidato sindaco del Centro Destra, sui tempi di approvazione del R.U. e ricadute sul territorio
By redazione On 17 mag, 2018 At 01:29 PM | Categorized As CRONACA, POLITICA | With 0 Comments
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REGOLAMENTO URBANISTICO: TEMPI ANCORA INCERTI PER L’APPROVAZIONE E POCHE OPPORTUNITÀ REALI PER IL TERRITORIO
Meglio dirlo subito: quando il regolamento urbanistico sarà finalmente approvato (e non si sa bene quando), non vedremo nessuna rivoluzione, anzi saranno in molti a restare delusi.

Ci vorrà minimo un altro anno per la sua approvazione definitiva, inoltre l’esito della valutazione da parte della Regione non è così automatico come si vuole far credere alla gente e in sostanza avremo uno strumento che consentirà di fare ben poco rispetto a tutto quello che ora ci viene promesso.
La questione Urbanistica a Massa è particolarmente confusa a causa delle ripetute falsità e scorrettezze propinate ai cittadini: NON è mai stato attivato alcun processo di VERA PARTECIPAZIONE (solo formalità di legge) e ogni norma è stata calata dall’alto, mascherata di “mantra” ideologici.
Il Regolamento Urbanistico è frutto di NON scelte e di modelli di analisi del territorio inadeguati, fondati su teorie centralistiche superate.
Dirò di più: si è puntato fino dall’inizio a interventi concentrati che potessero essere gestiti “politicamente”, ideati per controllare in modo centralistico (opere pubbliche) la messa in sicurezza del territorio, impedendo di fatto l’attuazione di gran parte dei già pochi interventi di riqualificazione edilizia adatti a migliorare la qualità del territorio, quindi senza nessun incentivo reale alla riqualificazione e valorizzazione.
Nella parte finale di approvazione delle osservazioni il livello di falsità propinate ai cittadini è aumentato a dismisura: infatti sono state approvate le controdeduzioni alle osservazioni presentate a seguito dell’adozione del Regolamento Urbanistico, ma questa è SOLO LA PRIMA delle fasi di approvazione del Regolamento Urbanistico a cui deve seguirne una ancora più complessa che è la conformazione al PIT (Piano di Indirizzo Territoriale avente valore di Piano Paesaggistico). Questa fase viene svolta dagli Uffici Regionali dopo che sarà stato inviato lo strumento urbanistico aggiornato alle controdeduzioni perché sia valutato e verificato che sia idoneo. Qualora non lo fosse, gli uffici regionali potranno richiedere modifiche fino a che lo strumento non venga considerato idoneo e quindi possa essere definitivamente approvato.
Cosa significa tutto questo? Che ci vorrà come minimo un altro anno per APPROVARE quel Regolamento Urbanistico che secondo l’amministrazione e i suoi vari supporters cambierà le sorti della nostra economia.
Nel frattempo? Continueremo a fare edilizia secondo norme di salvaguardia che per la maggior parte dei casi permettono già quello che permetterà il nuovo Regolamento Urbanistico!
Ecco dunque una esemplare sequenza di falsità propinate come l’“approvazione” dello strumento urbanistico.
L’Amministrazione sostiene di aver raggiunto un obiettivo di successo mentre ha solo completato (con modalità alquanto irrituali) una fase del percorso ancora ben lungi dall’essere terminato.
L’Amministrazione sostiene che il Regolamento cambierà l’economia ma non c’è alcun contenuto che favorisca la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, il sostegno ad un innalzamento diffuso del benessere economico, il sostegno alle piccole imprese locali, la valorizzazione dell’ambiente con trasformazione edilizia, recupero del centro storico e del territorio urbanizzato.
L’Amministrazione sostiene che il Regolamento farà ripartire l’edilizia quando per la maggior parte del territorio le ultra restrittive norme tecniche geologiche/idrauliche non permetteranno di realizzare neppure quel poco che è stato previsto.
L’Amministrazione sostiene che il Regolamento darà le modalità per sviluppare grandi interventi (colonie, ex ospedale, le poche ARU rimaste) ma questi interventi non verranno mai realizzati se il territorio non può sostenerli economicamente oppure dreneranno ricchezza portando utili a grandi imprese non locali e a grandi imprenditori più o meno locali.
Che cosa avremo dunque quando lo avremo? Uno strumento che NON privilegia il recupero del patrimonio edilizio esistente, NON favorisce l’economia diffusa, NON favorisce, attraverso norme incentivanti, il risanamento di tanta pessima edilizia, NON favorisce la RESILIENZA del territorio alle emergenze idrauliche e geologiche per mezzo della riqualificazione edilizia con obbligo di autoprotezione e miglioramento del contesto ambientale rinviando tutto a interventi pubblici per i quali occorreranno tempi lunghissimi, NON valorizza il cosiddetto “territorio aperto” (le aree ex agricole) utilizzando nel miglior modo possibile le pur severe norme regionali, NON favorisce la cultura della bellezza e della qualità del territorio che può essere formata esclusivamente attraverso la partecipazione e la condivisione degli obiettivi, NON favorisce lo sviluppo turistico secondo i modelli più aggiornati di turismo sostenibile e di qualità diffusa del territorio, NON favorisce lo sviluppo del Commercio e di nuovi modelli insediativi continuando ad imporre DIVIETI piuttosto che regole per FARE (complessità, difficoltà, impossibilità nei frazionamenti, cambi di destinazione d’uso, utilizzo dei fondi sfitti con recupero dei piani seminterrati).
Cosa resterà? Forse qualche Villa a Ronchi Poveromo dove potrà essere completata una minispeculazione in atto da qualche decennnio.

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