Protesta dei sindacati sotto il palazzo del comune per la sicurezza: “Basta morti sul lavoro”
By redazione On 15 mag, 2018 At 05:14 PM | Categorized As CRONACA, LAVORO | With 0 Comments
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Lo striscione che ha aperto il corteo riportava la scritta: “ Basta morti sul lavoro” e sotto i simboli di CGIL, CISL e UIL.

Dietro, una marea di bandiere rosse, azzurre, a strisce bianco verdi e una folla di lavoratori di ogni comparto, non solo delle cave, accorsi a portare la loro testimonianza nella battaglia per la sicurezza sui luoghi di lavoro alla luce dell’ennesima tragedia del marmo avvenuta la scorsa settimana. Un serpentone lento e silenzioso di manifestanti che da piazza D’Armi è sceso lungo via Roma per arrivare davanti al palazzo comunale in piazza 2 giugno, dove tutti i partecipanti si sono raccolti per far sentire la loro voce e per avere un riscontro dall’amministrazione. In apertura di interventi tutto il corteo che ha bloccato via 7 luglio davanti al comune, ha osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Luciano Pampana, il cavatore rimasto ucciso nell’incidente in cava di giovedì scorso, poi il microfono è passato a Sauro Mattei, cavatore e poeta, che ha letto una sua breve composizione sulle morti che insanguinano il marmo e, di seguito ad un ragazzo di una scuola superiore locale che ha letto il toccante testo di Marco Bazzoni, operaio fiorentino e delegato Fiom che da anni combatte instancabilmente a fianco delle famiglie delle vittime del lavoro. “Le chiamano “morti bianche”, come avvenissero senza sangue. Le chiamano “morti bianche”, perchè l’aggettivo bianco allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto, invece la mano responsabile c’è sempre, a volte più di una. Le chiamano “morti bianche”, come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna. Le chiamano “morti bianche”, ma il dolore che fa loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica. Le chiamano “morti bianche” per farle sembrare candide, immacolate, innocenti. Le chiamano “morti bianche”, fanno clamore, giusto il tempo di una prima pagina. Poi le vittime e le loro famiglie finiscono spesso nel dimenticatoio. Le chiamano “morti bianche”, per evitare che si parli di omicidi sul lavoro. Le chiamano “morti bianche”, bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro. Le chiamano “morti bianche”, ma quasi sempre dipendono dal fatto che in quell’azienda non si rispettavano neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Le chiamano “morti bianche”, un modo di dire beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere. Le chiamano “morti bianche”, come il lenzuolo che copre le coscienze dei colpevoli. Le chiamano “morti bianche”, ma sono tragedie inaccettabili per una paese che si definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro. Le chiamano “morti bianche”, ma in realtà sono nere, non solo perchè ogni morte è “nera” ma perchè spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro “padroni” : padroni della loro vita. E della loro morte. Le chiamano “morti bianche”, ma non fanno solo morti, rovinano famiglie e rendono tanti giovani orfani e soli. Le chiamano “morti bianche”, un eufemismo che andrebbe abolito, perchè è un insulto ai familiari e alle vittime del lavoro. Le chiamano “morti bianche”, pochi ne parlano, ma sono tragedie sottostimate nei dati ufficiali. Le chiamano “morti bianche”, ma non lo sono mai.”.

Forte l’appello di Paolo Gozzani, segretario provinciale della CGIL: “Il valore del lavoro deve tornare al centro dell’attenzione. Il futuro del lavoro deve essere vita.” Dopo essere stato chiamato, è sceso in piazza anche il sindaco De Pasquale che ha salutato i manifestanti e cercato di spiegare la posizione dell’amministrazione rispetto ai problemi di sicurezza nelle cave: “Mi fa piacere vedere che siete davvero tantissimi – ha detto il sindaco – e questo è un ottimo segnale. Eliminare le situazioni pericolose alle cave è un’operazione difficile che richiede l’azione di molte istituzioni, a cominciare dalla Regione che dovrebbe sicuramente muoversi di più. Noi facciamo la nostra parte ma quando tutti fanno i controlli e danno esiti positivi si pensa che il rischio di incidenti non dovrebbe esserci più. L’incidente nella cava Fiordichiara è di una tipologia quasi da cantiere, avrebbe potuto succedere al porto o in un qualsiasi piazzale con mezzi pesanti. Alle cave i mezzi sono ancora più grandi quindi i rischi di incidenti gravi aumentano.Noi l’attenzione ce la mettiamo. Certo se avessimo la possibilità o l’autonomia di scegliere noi quali aziende possono lavorare alle cave sarebbe più facile avere solo quelli che si comportano in un certo modo. Al momento la partita è assai difficile perché se mettiamo a gara una cava che è tutta beni estimati possiamo bloccare l’autorizzazione ma in questo modo la cava non lavora. Non so se le cave sono tutte in regola con la sicurezza e ricordo che due anni fa, un cavatore che denunciò problemi all’interno del suo posto di lavoro venne licenziato. Comprendo che sia difficile denunciare le situazioni a rischio per timore di perdere il lavoro, per questo possiamo valutare l’ipotesi delle denunce anonime o quella dei controlli a sorpresa in cava, anche se la sorpresa sarebbe comunque poca perché le jeep dei controllori si vedrebbero arrivare . Noi come amministrazione siamo disponibili al confronto e auspichiamo la collaborazione con tutti, specialmente con i cavatori che sono quelli che nelle cave ci sono per davvero mentre noi non possiamo esserci. Non si può pensare di mettere le telecamere in ogni cava, del resto e la parte che spetta al comune sul lavoro alle cave non è relativa alla sicurezza, che spetta alla Regione.”

L’intervento del sindaco non ha riscosso particolare apprezzamento in molti dei presenti. Gozzani ha ribadito: “Si è perso il senso del valore della vita. Come fanno i lavoratori a denunciare certe situazioni se poi perdono il lavoro? Dovrebbe essere concesso di lavorare solo alle aziende che rispettano la sicurezza dei lavoratori e l’ambiente e invece alle cave ci sono imprenditori seri e imprenditori banditi.”.

Così il segretario di Fillea CGIL, Roberto Venturini: “ In realtà il sindaco di strumenti per intervenire anche sulla sicurezza ne ha e sono gli uffici del settore marmo. Sono state fermate cave solo per problemi amministrativi o per reati ambientali. Nemmeno una è stata chiusa per non aver rispettato la sicurezza, nonostante le continue morti di operai. E si capisce il motivo: chiudere per reato ambientale porta voti, chiudere per una morte, no. Infine vorrei non sentir più parlare dalle istituzioni di tragiche fatalità quando avvengono queste morti sul lavoro. Non sono mai casualità: c’è sempre una responsabilità precisa di qualcuno.”.

I vertici dei sindacati hanno sciolto l’adunanza per andare, in delegazione, a parlare col prefetto di Massa Carrara.

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