giallo del congresso del Partito democratico
By redazione On 2 dic, 2017 At 07:58 PM | Categorized As POLITICA | With 0 Comments
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Le trame che sottendono alla realizzazione del congresso 2017 del Partito democratico di Massa Carrara sono talmente tante ed aggrovigliate da far impallidire un thriller e comunque da rendere difficoltoso il seguirne il percorso.

Un tentativo di fare ordine nella tribolata e, ad oggi, ancora incompiuta storia del congresso piddino provinciale lo hanno fatto, stamani, sette dei quindici membri della commissione nominata lo scorso 15 settembre proprio per occuparsi dell’organizzazione del congresso e del nuovo tesseramento.

Una parte e non tutti perché, anche su questo fronte, il partito democratico ha subito una spaccatura, secondo quella che ormai sta diventando una tendenza sempre più comune. Stamani nella sede di via Groppini c’erano Iacopo Maggiani, Claudio Sartorio Luca Ragoni Severino Meloni, Davide Ronchieri, Andrea Borghini e Roberta Strenta, ai quali vanno aggiunti Simonetta Corsi e Marco Gambarotto che non hanno potuto partecipare all’incontro mentre mancavano, perché appartenenti alla fazione contraria Ilaria Bellè, Massimo Peri, Alessandro Della Pina, Maco Rivieri, Maria Rosa Baldinie Luciano Morotti.

Ha raccontato Ragoni: “La mia presenza come commissario non parte dall’inizio della commissione ma è subentrata in corso d0opera in seguito all’evidenziarsi di fatti sempre più anomali. Partendo dall’inizio, comunque, bisogna registrare anche all’interno di questa commissione che aveva il compito di provvedere al tesseramento 2017 e di seguito di organizzare il congresso al quale avrebbero potuto partecipare i nuovi iscritti, si è registrata una spaccatura che ha richiesto la presenza di un commissario esterno, nominato da Firenze, Franco Vazio che si è presentato con un ruolo tecnico e con la finalità dichiarata di prendere lo statuto ed applicarlo alla lettera. Ma molte delle sue scelte non hanno confermatole premesse con cui si era presentato. Vazio infatti, ha deciso autonomamente di istituire tre grandi centri di raccolta per il tesseramento, a Massa, a Carrara e in Lunigiana da usare invece delle sedi dei circoli del Pd che sono deputati a questa funzione proprio dal regolamento del partito.Inoltre ha anche stabilito la creazione di figure istituzionali a cui affidare l’incarico diretto di raccogliere nuovi tesserati tra le quali l’onorevole Martina Nardi, l’onorevole Andrea Rigoni, il consigliere regionale Giacomo Bugliani, il poresidente della provincia Gianni Lorenzetti e vari consiglieri comunali. Tra queste figure c’ero anche io che, per esempio, non sono riuscito a portare nessuna tessera anche perché a ciascuno di noi erano affidate circa una ventina di moduli ( cinquanta per gli onorevoli ) che non sono affatto semplici da ottentre dalla sede centrale del partito a Roma. Infatti molte sedi di circoli si sono trovate in difficoltà per non aver avuto abbastanza moduli. Al momento stabilito per la chiusura dei tesseramenti, però, la Nardi si è presentata con 550 tessere, Bugliani con 150 e gli altri con un numero di tessere compatibile con i moduli che erano stati loro affidati. A quel punto il commissario Vazio non ha permesso alcuna verifica e discussione sulle 1700 tessere totali registrate nella provinicia e in maniera quasi rocambolesca si è affretato a portare l’intero scatolone con le tessere subito alla sede regionale di Firenze e solo dopo dieci giorni ci ha incontrati per relazionarci sul tesseramento.”.

Ragoni ha precisato che la sua decisione di entrare nel ruolo di commissario locale risale proprio al momento successivo la relazione di Vazio: “Il primo grosso dubbio che era sorto era dove Nardi e Bugliani avessero preso i moduli visto che a livello di circoli si stava valutando l’ipotesi di fotocopiarli perché mancavano rispetto alle domande. A quel punto Vazio ha annunciato che avrebbe effettuato una verifica su un campione e da tale verifica è emersa la presenza di anomalie significative per le quali ha dovuto consultarsi ancora con Firenze. Il risultato è stato quello di aver sanato le anomalie ma noi come commissari locali abbiamo chiesto di poter fare una nostra verifica contattando i circoli e mandando loro l’elenco di tutti gli iscritti, visto che siamo un comune piccolo in cui ci si conosce tutti, ma siamo stati contestati e poi convocati a Roma dove abbiamo spiegato tutta la linearità normativa del nostro operato e gli inevitabili dubbi sulla realtà del tesseramento. Intanto, ogni nostra programmazione del congresso ha continuato ad essere rinviata. Dopo dieci giorni ci è arrivata la comunicazione da Roma che il tesseramento 2017 non è verificabile quindi non può essere considerato valido per il congresso di quest’anno. Questo congelamento delle tessere ha implicato non solo la sospensione delle entrate venute da esse – ogni tessera costa 20 euro – ma anche la decadenza di due candidati alle cariche di segretari provinciali che erano Tonelli per Carrara e la Sordi per la Lunigiana, che non potevano più candidarsi perché non avevano la tessera nel 2016.”

La vicenda si è ulteriormente intrigata con la decisione presa dalla maggioranza dei commissari locali di riaprire il tesseramento, giudicata però non possibile dai vertici fiorentini e col tentativo di proceder col congresso con due nuovi candidati : Sartorio e Mazzoni, ma di nuovo tutto è stato bloccato. Ragoni ha fatto notare l’amarezza e lo sconforto di fronte al ripetersi di passioni politiche autentiche che si infrangono di fronte a comportamenti che sono il più lontani possibile dai valori fondamentali del partito.

Ronchieri ha fatto notare: “C’è anche un altro fatto strano e cioè che le tessere che non vanno benen per il congresso del Pd di quest’anno sembrano andar bene per il congresso dell’anno prossimo. Il nostro intento era quello di fare un congresso chiaro e trasparente per tutti con pluralità di linee politiche per lo bene del territorio e invece si riparla di commissariamento che è quello che ha portato a perdere la città ed ha distrutto ogni metodo di discussione. E’ evidente che cercano di non fare questo progresso e di avere una linea politica unica. Credo che sia arrivato il momento di agire con responsabilità e il momento di rimettere in campo idee politiche e passione anche con un confronto aspro e difficile che sia veramente costruttivo”.

La lettura politica dell’intrigo l’ha data Severino Meloni: “La chiave sta tutta nel numero dei tesseramenti e nella loro provenienza geografica. La stragrande maggioranza delle tessere portate vengono da Massa dove l’anno prossimo ci saranno le elezioni amministrative e dove il pd vive da anni una grave spaccatura che ha agito contro la sua stessa maggioranza al governo della città. A Massa una parte del Pd sta chiedendo con forza le primarie per scegliere il candidato sindaco e sicuramente questa parte è guidata dalla Nardi e da Bugliani che non vogliono una nuova candidatura di Volpi. Il problema in generale all’interno del nostro partito sta nella spaccatura tra chi pensa al partito come a uno strumento per esercitare potere e chi lo ritiene uno strumento per cambiare le cose nella città”.

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