Vivere con 290 euro di pensione d’invalidità e con l’aiuto della Caritas: la storia disperata di un carrarese
By redazione On 27 ott, 2016 At 08:31 AM | Categorized As CITTADINI INDIGNATI | With 0 Comments
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Il primo colpo fu la perdita del lavoro avvenuta sei anni fa “ per colpa della crisi economica”.

Lavorava come marmista in una ditta di Ortonovo che, per la diminuzione di commesse, dovette assottigliare il numero dei dipendenti. Michele Castaldi che all’epoca aveva cinquant’anni si ritrovò disoccupato dopo 35 anni di lavoro nello stesso settore. Una delle tantissime persone vittime della crisi caratterizzate da un ‘età ed un’esperienza lavorativa troppo lunga per rientrare negli apprendistato ma troppo giovani per andare in pensione anche a fronte di moltissimi anni di contributi pagati all’Inps. Castaldi non si perse d’animo e si diede da fare per cercare un nuovo lavoro: una moglie, due figlie, un mutuo sulla casa da pagare erano ragioni più che valide per farlo. Tre anni fa, senza ancor aver trovato una nuova sistemazione lavorativa, il secondo colpo.Colpo nel vero senso della parola: un ictus che lo fermò e lo costrinse ad una lunga degenza e poi ad un lungo faticoso percorso riabilitativo che, logicamente gli impedì di continuare le sue ricerche di un nuovo lavoro. La famiglia subì un tracollo e iniziò la sua odissea che a tutt’oggi, pare tutt’altro che finita. Michele Castaldi, non appena, con molta fatica, cominciò a recuperare un minimo di forza, si attivò per il riconoscimento della sua invalidità, tentando,dapprima, la strada del prepensionamento. Ed ecco arrivare la prima beffa: la legge non concede il prepensionamento a chi non ha subito un danno fisico durante il periodo lavorativo. Se vuole andare in pensione, Castaldi dovrà aspettare il 2028, cioè quando compirà 63 anni, ma nel frattempo dovrà trovare qualcuno che lo faccia lavorare. Poco importa che abbia iniziato a lavorare a 14 anni e che abbia sempre pagato i contributi quantificati in circa 400mila euro – soldi che adesso, lui dice, servirebbero per risolvere tutti i suoi problemi. Poi la seconda beffa: l’invalidità che gli viene riconosciuta è del 75 %, ma anche se fosse stata del 99%, di nuovo la legge prevede che al di sotto del 100% le pensioni di invalidità siano tutte di 290 euro e Castaldi si ritrova a dover campare e dover mantenere la sua famiglia con quella cifra irrisoria. “ Le ho tentate tutte – racconta Castaldi – Ho cercato infinite volte di parlare con il sindaco Zubbani, che fra l’atro abita proprio qui a Fossone, vicino a me, ma in otto anni non sono mai stato ricevuto. Mi sono rivolto a tutti quelli che potevano darmi una mano o per cercare di ottenere la pensione di invalidità o per aiutarmi a trovare un lavoro che mi permetta di andare avanti fino alla data che la legge riconosce come termine del percorso lavorativo di un uomo. Ho cercato anche di far leva sui diritti che mi spettano per la mia invalidità ma neanche così è stato trovato qualcosa. Mi sono offerto per qualunque tipo di lavoro, anche per fare il becchino, ma nulla. Nemmeno una sistemazione per mia moglie è stata trovata. E allora abbiamo cercato di andare avanti lo stesso, con quel poco che abbiamo. Facciamo i salti mortali e sempre più spesso ricorriamo alla Caritas di Marina di Carrara che ringraziamo per il grande lavoro di solidarietà che svolgono ogni giorno con i moltissimi disperati come noi che si rivolgono a loro.” Come può campare una famiglia di quattro persone con 290 euro al mese, un mutuo da pagare edanche un debito, se pur non consistente con Equitalia? “ Ci arrangiamo come possiamo – continua Castaldi – La mia figlia più grande è andata a convivere col suo compagno e non è più in casa. La piccola ha finito quest’anno l’istituto alberghiero e quindi è ancora a carico mio. Mia moglie, non lo nego, si dà da fare con piccoli lavoretti saltuari per racimolare qualcosa e poi, alla fine di ogni mese decidiamo cosa poter pagare: o la luce o il gas e così via. Abbiamo rateizzato tutti i debiti possibili con gli enti e cerchiamo di onorare le rate. Per fortuna siamo riusciti in qualche modo ad andare avanti col mutuo della casa e adesso ci mancano ancora poche rate per terminarlo. Anche queste le stiamo dilazionando ma almeno la casa che abbiamo costruito con tanti sacrifici è salva. Perderla sarebbe stato il disastro definitivo e so che le banche non hanno pietà in queste situazioni. L’uomo che poche settimane fa si è suicidato per aver perso la sua casa io lo conoscevo bene. Era un mio amico ed era una bravissima persona corretta onesta e lavoratrice ma le banche sono riuscite a farlo morire. Il suo gesto è stato dettato proprio dall’immensa disperazione che nasce in queste situazioni nella quali la principale cosa che ti portano via, non sono i soldi, ma la dignità. Io mi sento privato dalla legge della mia dignità ma non mi arrendo e continuo a combattere. Ho parlato con l’ufficio affari sociali del comune ma tutto quello che mi hanno concesso è stato il contributo mensile di 200 euro che spetta alle famiglie in difficoltà, che, però, ha una durata di quattro mesi e poi può essere reiterato solo dietro nuova richiesta allo stesso ufficio e solo se approvato dal dirigente. Ho parlato tramite la dottoressa Mei assistente sociale della Asl, con l’assessore al sociale Fiorella Fambrini che mi aveva assicurato di portare il mio caso all’attenzione della direzione dell’area vasta della Toscana Nord ma poi non ho più avuto notizie. Ho ricevuto tante parole ma sempre pochi fatti purtroppo. Ma non rinuncio ancora a far sentire la mia voce e la mia richiesta di aiuto.”.

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